Una query è la richiesta che un utente digita in un motore di ricerca o pone a un sistema AI per ottenere informazioni, trovare un sito, acquistare un prodotto o, più in generale, compiere un’azione. L’articolo spiega cos’è una query, quanti tipi ne esistono, come si scrive e in cosa differisce da un prompt. L’obiettivo è aiutare a comunicare meglio con Google, Bing, ChatGPT e qualsiasi altro sistema di ricerca o motore di risposta.
Indice dell'articolo
Cos’è una query?
“Query” viene dall’inglese e significa letteralmente “domanda” o “interrogazione”. Nel contesto digitale indica una qualsiasi richiesta che un utente invia a un sistema per ottenere una risposta. La query è il punto di partenza di ogni processo di ricerca online: è la traduzione in parole di un bisogno, un dubbio, un’intenzione d’acquisto o una curiosità.
Conoscere cosa sono le query, come funzionano e come formularle, è sicuramente utile per chi fa SEO di professione. Ma anche chi produce contenuti, gestisce un sito o lavora nel marketing digitale ha necessità di capire come le persone formulano le proprie richieste, perché da quella formulazione dipende la visibilità di qualsiasi pagina web. Sia sui motori di ricerca che sulle diverse AI.
La query non coincide esattamente con la parola chiave, anche se i due termini vengono spesso usati come sinonimi. La keyword è il termine tecnico usato dai professionisti per ottimizzare i contenuti; la query è la stringa reale, la frase, digitata dall’utente, che può essere molto più lunga, colloquiale e specifica. “Scarpe running” è una keyword; “migliori scarpe running per principianti con piede piatto” è una query.
A “chi” porre una query?
Una query può essere diretta a un motore di ricerca tradizionale, come Google o Bing, oppure a un motore di risposta basato su AI.
I motori di ricerca tradizionali ricevono query composte da parole chiave, le elaborano tramite algoritmi e restituiscono una lista di risultati organici (la SERP) ordinati per pertinenza e autorevolezza. L’utente digita, scorre i risultati, clicca. Il processo è familiare a chiunque.
Diverso è il caso dei motori di risposta, come ChatGPT, Perplexity, Google AI Overview e i sistemi di ricerca generativa. Qui la query non restituisce una lista di link, ma una risposta sintetizzata e diretta, generata dall’intelligenza artificiale sulla base di fonti elaborate. Il linguaggio accettato è molto più simile al parlato, e la query può assumere la forma di una domanda articolata, di un ragionamento o di una richiesta contestualizzata.
Tipi di query: parola chiave e query conversazionale
Esistono due macro-tipologie di query, che si distinguono per forma e per il sistema a cui vengono dirette.
La query a parole chiave è la modalità storica della ricerca su Google. L’utente non scrive frasi complete, ma combina termini significativi: “ristorante vegano Roma Prati”, “corso SEO online 2026”, “assicurazione auto preventivo”. La logica è quella del telegrafo: si eliminano articoli, preposizioni e verbi, si trasmette solo l’essenziale.
La query conversazionale è invece tipica dell’interazione con sistemi AI. Si avvicina al linguaggio naturale parlato, include contesto, dettagli e talvolta una spiegazione del perché si fa la domanda. “Sto cercando un ristorante vegano nel quartiere Prati a Roma, per una cena di lavoro di sei persone, preferibilmente con possibilità di prenotare online. Hai suggerimenti?” è una query conversazionale.
Il confine tra le due forme si sta assottigliando. Google stessa interpreta sempre meglio le query in linguaggio naturale grazie al linguaggio naturale NLP, e la navigazione conversazionale sta diventando la norma anche sulla SERP tradizionale. Saper formulare entrambe le tipologie è oggi una competenza fondamentale, non solo per chi fa SEO, ma per chiunque cerchi informazioni online in modo efficiente.
Obiettivi di una query: dall’informazione all’acquisto
Dietro ogni query c’è un obiettivo. E questo obiettivo in contesto digitale si chiama search intent, ovvero intento di ricerca: la ragione per cui una persona digita quella specifica stringa in quel momento. Capire l’intento è la base per costruire contenuti pertinenti, sia per i motori di ricerca tradizionali che per i sistemi AI.
Le query si dividono in quattro categorie principali in base all’obiettivo dell’utente.
Query informativa
L’utente vuole imparare qualcosa, trovare una risposta o comprendere un concetto. Non ha necessariamente intenzione di acquistare o compiere un’azione immediata.
Le query informative rappresentano la fetta più ampia del volume di ricerca complessivo. Includono domande esplicite (“come funziona il crowdfunding?”), ricerche definitorie (“cos’è la SEO”), guide pratiche (“come scrivere un articolo ottimizzato”), confronti tra concetti (“differenza tra RAG e fine tuning”). Rispondere bene a queste query è il modo più efficace per costruire autorevolezza su un argomento agli occhi di Google e dei modelli AI.
Query navigazionale
L’utente sa già dove vuole andare e usa il motore di ricerca come scorciatoia per raggiungerlo.
Esempi classici: “Gmail login”, “Inps accesso area riservata”, “Booking.com”. L’intento è chiaro: l’utente conosce il brand o il sito, vuole arrivarci velocemente. Dal punto di vista SEO, queste query interessano principalmente a chi gestisce il brand cercato: l’obiettivo è presidiare la prima posizione per il nome del proprio sito o azienda.
Query transazionale
L’utente è pronto ad agire. Vuole acquistare, prenotare, scaricare, iscriversi o completare qualsiasi altra azione, operazione, concreta.
Le query transazionali sono le più preziose per chi vende online o gestisce servizi digitali. Contengono spesso verbi d’azione espliciti (“acquistare”, “prenotare”, “scaricare”) oppure il nome esatto di un prodotto o servizio. Intercettare queste query con le pagine giuste può determinare direttamente il fatturato di un sito.
Query commerciale
L’utente è in fase di valutazione: vuole acquistare, ma non ha ancora scelto. Cerca confronti, recensioni, classifiche, opinioni.
Le query commerciali si collocano tra l’informativo e il transazionale. Termini come “migliore”, “confronto”, “recensione”, “vale la pena” segnalano questo tipo di intento. Un utente che digita “migliori corsi SEO online 2026” o “confronto ChatGPT vs Perplexity” si trova nella fase di considerazione del processo d’acquisto: è vicino alla decisione, ma ha ancora bisogno di orientarsi.
Come scrivere una query: guida con esempi
Scrivere una query efficace significa formulare la richiesta nel modo più adatto al sistema che la riceverà e all’obiettivo che si vuole raggiungere.
Per i motori di ricerca tradizionali, la regola fondamentale è la specificità progressiva. Una query generica come “scarpe” produce milioni di risultati poco mirati. Una query più precisa come “scarpe running uomo ammortizzate pronazione” filtra il rumore e avvicina al risultato cercato. Questo principio corrisponde a quello delle parole chiave a coda lunga: keyword con volume di ricerca più basso, ma con un intento molto più definito e una concorrenza minore.
Più la query è lunga e specifica, più l’utente che la digita è consapevole di quello che vuole. Una persona che cerca “offerta voli” è all’inizio del processo; una che cerca “volo diretto Roma Berlino sabato 28 giugno bagaglio incluso” è pronta a prenotare. La verticalità della query riflette il grado di maturità dell’intenzione.
Per i sistemi AI conversazionali, la logica è diversa. Qui la qualità della risposta dipende dalla qualità del contesto fornito. Una query ben formulata per un answer engine include:
- il ruolo o il punto di vista da cui si chiede, per esempio “sono un content marketer freelance”
- il contesto specifico, come nel caso di “sto scrivendo un articolo per un blog B2B”
- i vincoli o le preferenze, “tono professionale, lunghezza media, evita tecnicismi”
- la domanda vera e propria.
Di seguito alcuni esempi per tutti i tipi di intento, con la versione a parole chiave per Google e quella conversazionale per AI.
| Intento | Query per Google | Query conversazionale per AI |
|---|---|---|
| Informativo | come fare keyword research SEO | Spiegami come si fa una keyword research SEO per un blog B2B, usando strumenti gratuiti. |
| Navigazionale | Google Search Console login | Come accedo a Google Search Console se ho già un account Google? |
| Transazionale | corso prompt engineering online acquisto | Sto cercando un corso di prompt engineering acquistabile online, preferibilmente con accesso a vita. Cosa mi consigli? |
| Commerciale | migliore piattaforma email marketing 2026 | Gestisco una newsletter da 3.000 iscritti. Confronta le principali piattaforme email marketing per questa dimensione, con prezzi aggiornati al 2026. |
La tabella rende evidenti le differenze di struttura: la query per Google è compressa, quella per AI è espansa. In entrambi i casi, la chiarezza sull’obiettivo è il fattore che più incide sulla qualità della risposta.
Differenze tra query e prompt
Query e prompt sono spesso confusi, ma identificano concetti distinti che vale la pena separare con precisione.
Una query è una richiesta rivolta a un sistema di recupero informazioni, che sia un motore di ricerca o un answer engine. Il suo scopo primario è ottenere un risultato già esistente: una pagina web, una risposta sintetica, un documento. La query cerca qualcosa che c’è.
Un prompt è invece un’istruzione rivolta a un modello di linguaggio (LLM) per generare un output originale. Non si cerca qualcosa di esistente, si chiede di creare qualcosa di nuovo: un testo, un’analisi, un piano, un codice. Il prompt non recupera, genera.
In pratica, quando scrivi “migliori libri SEO 2026” su Google stai formulando una query. Quando scrivi “scrivi una lista commentata dei cinque libri di SEO più utili per chi inizia, con una frase riassuntiva per ciascuno” su ChatGPT stai formulando un prompt. La differenza implica un diverso modo di interagire con il sistema, diverse aspettative sul tipo di risposta e diverse strategie di ottimizzazione.
Vale però notare che il confine tra i due concetti si sta assottigliando nei sistemi di ricerca AI-augmented, dove la stessa richiesta può contemporaneamente recuperare fonti e generare una sintesi. Capire questa distinzione è utile per scegliere il sistema giusto e per calibrare la richiesta nel modo più efficace.
Per approfondire il tema della scrittura di istruzioni per i modelli linguistici, esistono due approcci complementari: le strategie di prompting, che guidano la struttura dell’istruzione, e il prompt engineering, che trasforma la scrittura di prompt in un metodo sistematico.
FAQ
Cos’è una query di ricerca?
È la parola, frase o domanda che un utente digita in un motore di ricerca o pone a un sistema AI per ottenere informazioni, trovare un sito o compiere un’azione. Rappresenta la traduzione in parole di un bisogno.
Quanti tipi di query esistono?
Le query si classificano in quattro tipi in base all’intento: informative (si cerca conoscenza), navigazionali (si cerca un sito specifico), transazionali (si vuole compiere un’azione) e commerciali (si è in fase di valutazione prima di agire).
Qual è la differenza tra query e parola chiave?
La keyword è il termine tecnico usato dai professionisti per ottimizzare i contenuti. La query è la stringa reale digitata dall’utente, spesso più lunga e colloquiale.
Query e prompt sono la stessa cosa?
No. La query recupera qualcosa che esiste già (una pagina, una risposta). Il prompt istruisce un modello AI a generare qualcosa di nuovo. Nei moderni sistemi di ricerca AI, tuttavia, i due concetti si sovrappongono sempre più spesso.
Perché è importante conoscere i tipi di query per fare SEO?
Perché ogni tipo di query richiede un formato di contenuto diverso. Una query informativa si soddisfa con un articolo di approfondimento; una transazionale con una scheda prodotto o landing page. Ottimizzare senza conoscere l’intento significa produrre contenuti che non intercettano il momento giusto nel percorso dell’utente.

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